TAPPA 13: DA SARRIA A MELIDE – CAMMINO FRANCESE IN BICICLETTA

Distanza da Santiago: 111 km

Distanza di tappa: 60 km

Tempo stimato: 6 ore

Quota minima: 360 m

Quota massima: 730 m

Difficoltà della tappa: Media – Alta

Punti di interesse: Portomarín, Palas de Rei, Melide

Mappa dell’itinerario: Per vedere il percorso su Google Maps fare click qui

 

Etapa 13 del Camino de Santiago en bicicleta desde Sarria hasta MelideFare click sull’immagine per ingrandire

 

Questa tappa consiste in tre parti abbastanza differenziate tra loro. Il tratto dall’uscita di Sarria fino a Portomarín (km 22) ci farà mettere in pratica le nostre abilità tecniche, visto che corre lungo sentieri e corredoiras che, soprattutto nel periodo delle piogge, diventano fangosi e sono invasi dai vicini torrenti.

Dopo aver attraversato Miño ed essere entrati a Portomarín la dinamica cambia completamente, già che fino a Palas de Rei (km 47) il cammino giacobino segue costantemente la LU-633 o una pista asfaltata praticamente senza traffico. Potremo avanzare molto più rapidamente e copriremo una distanza tra i paesi un poco maggiore.

Da Palas fino a Melide (km 60) si alternano tratti sulla N-547 con altri attraverso il bosco, che complicheranno nuovamente il nostro cammino ma che ci regaleranno delle stupende viste panoramiche.

In generale, è una tappa mutevole e “spaccagambe”, ma che permette in ogni suo tratto di entrare in contatto con diversi aspetti della cultura galiziana; dall’architettura popolare – come i suoi hórreos o i cruceiros – e la sua forma di vita nell’ambiente rurale fino ad un grande patrimonio storico artistico – chiese romaniche, castelli e castri – e alcune delle sue grandi città, tutte con una grande storia giacobina.

Ci auguriamo che questa full-immersion nella campagna vi piaccia!

 

Camino asfaltado desde Sarria hasta MelideDa Sarria a Melide (Fotografia ceduta da tunante80 su Flickr sotto le seguenti  condizioni)

 

PROFILO E PERCORSO GENERALE DELLA TAPPA

Da Sarria a Portomarín la strada non passa per località giacobine, quindi se vogliamo visitarle, potremo farlo solo andando per il cammino pedonale, che alterna corredoiras o stretta piste asfaltate tra boschi, appezzamenti agricoli e pascoli. In generale si può dire che sia ciclabile, nonostante sia spaccagambe, , visto che cambia continuamente pendenza e in determinati punti il fondo può risultare abbastanza complicato. Le opzioni in ogni tratto sono le seguenti:

 

Da Sarria a Portomarín (km 22): O si va per il cammino pedonale o si segue la LU-633, che devia verso sud all’uscita di Sarria e non torna ad attraversare il tracciato giacobino fino a Portomarín. Non passa per nessuna località giacobina ma passa per Paradela, una delle città più grandi della zona.

 

– Da Portomarín a O Hospital (km 33,8): Il cammino pedonale corre parallelo alla LU-633, quindi potremo scegliere il cammino di terra/ghiaia o l’argine della strada. Si separano solo dopo aver passato Gonzar, dove le frecce gialle indicano i sentieri per passare per Castromaior e i resti del suo antico castro celta.

 

– Da O Hospital a Palas de Rei (km 47): Dopo aver superato O Hospital bisogna attraversare un nodo di strade attraverso un cavalcavia. Tutte le strade nazionali deviano al nostro percorso, ma noi prendiamo una pista asfaltata -fatta per i pellegrini- in cui chi va a piedi ha il proprio marciapiede e in cui non c’è quasi passaggio di automobili. La percorreremo comodamente fino a poco prima di Palas, dove termina sulla N-547.

 

– Da Palas a Melide (km 60): Si può prendere la N-547 ma dopo aver passato Palas devieremo verso nord fino a poco prima di arrivare al nostro fine tappa, senza passare per le località del Cammino. Se seguiamo le indicazioni giacobine ci addentreremo nel bosco per la maggior parte del percorso, con alcuni tratti dal fondo complicato – fango o rocce che possono essere scivolose – e altri asfaltati.

 

In generale, è più logico percorrere tutta questa tappa lungo il cammino pedonale, seguendo le indicazioni giacobine. Per questo è necessario avere a disposizione una buona bici da montagna, dato che il fondo e la pendenza sono molto variabili. Comunque, nella mappa in PDF e in quella su Google Maps  vi indichiamo i punti problematici e vi proponiamo le deviazioni consigliate, soprattutto in periodi piovosi.

 

Senda de tierra desde Sarria hasta PortomarínSentiero tra Sarria e Portomarín (Fotografia ceduta da Dani Latorre su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Per quanto riguarda il profilo, riassumiamo qui la tendenza generale di ogni tratto, anche se ci saranno costantemente salti e cambi di pendenza che convertiranno questa tappa in un perfetto esempio di percorso spaccagambe.

 

Durante i primi 8,5 km, da Sarria a Peruscallo, il tracciato è in salita, con un primo tratto di meno di 1 km particolarmente duro con pendenza media del 10{f83b22b844ac07a43a3f1ef6a8e10c29cb09ae7d9fbb052eb44ad624a4f02ada}. A partire da Peruscallo si “livella” per 6 km, fino a Couto, dove comincia una discesa che diventa molto più pronunciata a partire da A Parrocha. Arriviamo così alle rive del fiume Miño, quota minima della tappa (360 m). Attraversiamo il ponte per vedere Portomarín e da lì fino a Ventas de Narón (710 m di quota) ci sono 13 km di salita, con pendenze medie tra il 2 e il 5{f83b22b844ac07a43a3f1ef6a8e10c29cb09ae7d9fbb052eb44ad624a4f02ada}, anche se con continui salti e un tratto finale in salita al castro di Castromaior in cui la pendenza è più impegnativa. Da Ventas de Narón a Melide mancano 27 km in cui il profilo cambia continuamente pendenza, anche se ci saranno più discese che rampe in salita.

 

Per quanto riguarda il tracciato del cammino pedonale in questa tappa, si può dire che si tratta di una continua successione di paesi, o meglio piccole località formate dalla vicinanza di tre o più allevamenti. Ci si sposta tra l’una e l’altra su una moltitudine di piccoli sentieri o corredoiras, alternando continuamente differenti tipi di fondo. Attraversiamo diversi torrenti e ponti, alcuni di vecchia costruzione e di buona qualità, e altri sotto forma di piccole passarelle improvvisate. E’ un cammino che ci farà entrare nuovamente in contatto con la natura e che può risultare più esigente di altri precedenti, ma che ci farà vivere una grande quantità di emozioni. Non ci annoieremo in nessun momento!

 

Peregrinos andando y en bici por una pista asfaltada desde O Hospital hasta PalasPista asfaltata tra O Hospital e Palas ((Fotografia ceduta da Dani Latorre su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

CONSIGLI PRATICI

– Come a O Cebreiro, da Sarria non ci sono abbastanza km fino a Santiago perché i ciclisti ottengano la Compostela. Comunque, il pellegrinaggio non è una questione di certificazioni e per questo vi spieghiamo, come sempre, come poter arrivare a Sarria se volete cominciare a pedalare da lì.

Dato che molti pellegrini a piedi iniziano da Sarria, questa località offre buoni collegamenti, e molti passano per Lugo. Possiamo arrivare a Lugo in autobus da molti punti della penisola iberica, soprattutto grazie ai collegamenti offerti da Alsa e, da lì, prendere una delle corse che Monbús realizza ogni 1-2 ore per Sarria.

Ci sono anche 6-8 treni quotidianamente in media che raggiungono Sarria da Lugo. Se vogliamo arrivare direttamente da Barcellona e Madrid partono da uno a tre treni ogni giorno.

Inoltre, già sapete che Tournride vi consegna la bici il giorno precedente all’inizio del vostro viaggio nell’alloggio che avete scelto a O Cebreiro. E possiamo anche occuparci del vostro equipaggio in più per riconsegnarvelo alla fine del vostro Cammino, così non dovrete preoccuparvi di portare peso eccessivo!

 

Questa è una tappa spaccagambe, è necessario aggiustare continuamente corone e pignoni per non forzare il ritmo tutto il tempo. Il panorama ripaga dello sforzo.

 

Incontreremo costantemente paesi. Non tutti offrono servizi, ma non avrete troppi problemi per rifornirvi di acqua o cibo, quindi non c’è necessità di caricarsi di pesi inutili.

 

In inverno o in periodi di pioggia frequente, Tournride vi consiglia di evitare alcuni dei tratti del cammino pedonale, perché il fondo risulta difficile e fangoso. I tratti che consigliamo di evitare:

 

1) Tratto Peruscallo (km 9,2) – Lavandeira (km 10,5) – A Brea (km 11,4). Corre lungo uno stretto sentiero di pietra/terra/erba nel corso di un torrente. Se c’è molta affluenza di gente o ha piovuto, dovrete fare molta attenzione a non cadere nell’acqua per tutto il tragitto. Vi proponiamo una deviazione prima di Peruscallo che corre un poce verso sud su terra e asfalto.

 

2) Tratto Os As Rozas (km 14,5) – Moimentos (km 16). Il cammino si addentra per una corredoira che quando piove diventa una piscina di fango con pietre sciolte. Potete evitarlo prendendo la pista asfaltata e quindi la LU-4203.

 

3) Tratto Portomarín (km 22) – incrocio con LU-633 (km 24). All’uscita di Portomarín i segnali indicano l’attraversamento del fiume per proseguire per 2 km su un sentiero dal fondo complicato, stretto e con grandi pietre. Soprattutto se ha piovuto, raccomandiamo di prendere la LU-633.

 

ITINERARIO DETTAGLIATO E PATRIMONIO STORICO-ARTISTICO

 

In questa tappa scopriremo l’ambiente naturale lucense e entreremo, dopo aver passato Palas de Rei, nella provincia dove si trova la grande casa dell’apostolo: A Coruña. In questi 60 km da percorrere vi proponiamo di tenere gli occhi ben aperti per interpretare tutto ciò che il paesaggio rurale, con la sua speciale configurazione e con le sue costruzioni, ci racconta sulla cultura tradizionale galiziana. Tra decine di piccoli paesi – passeremo per più di 60 località – vedremo il mosaico di appezzamenti divisi da confini marcos, in cui gli abitanti lavorano i campi in modo sostenibile e allevano la frisonas e la rubia gallega; le razze di mucche autoctone per eccellenza. Impareremo l’importanza simbolica degli hórreos (tipiche costruzioni galiziane) e percorreremo corredoiras tra carballos (querce) centenarie.

 

Immersi in questo ambiente mozzafiato, un contrasto tra il verde clorofilla e il cielo blu all’orizzonte, ci imbatteremo in meravigliosi gioielli romanici rurali, circondati da cimiteri traboccanti di fiori colorati. Questa tappa corre in parte sulla Ribeira Sacra, un’area che oltre ad essere una meraviglia geologica e naturale, vanta la maggiore concentrazione di arte romanica di tutta Spagna.

 

Cosa chiedere di più?

 

Increíble vista del río Miño con la montaña al lado en PortomarínRío Miño a Portomarín (Fotografia ceduta da 6MPasos su Flickr sotto le seguenti condizioni)

DA SARRIA A BARBADELO: PONTI E BESTE MEDIEVALI SCOLPITE NELLA PIETRA

 

Abbandoniamo Sarria seguendo il corso della sua via principale, dove ieri abbiamo scoperto molti dei principali monumenti della città durante il nostro giro culturale al finale della tappa. Come abbiamo detto, questa via fu la prima che sorse in questa località che nacque per accogliere i pellegrini, e che quindi offre i principali servizi. Passiamo per il Concello (il Comune) e saliamo fino alla piccola cappella romanico-gotica del Salvador, dove le frecce gialle ci indicano di girare a destra.

Seguendo la strada diamo un’ultima occhiata a Sarria dal punto panoramico della Cárcel, che ci offre viste imbattibili sull’ambiente circostante. Da qui proseguiamo fino al Monastero della Magdalena e abbandoniamo Sarria scendendo lungo la rampa che appare di fronte al convento.

La rampa ci lascia su un cammino asfaltato che, in soli 200 metri arriva ad un ponte. A ponte da Áspera fu costruito in epoca medievale quando sorse Vilanova de Sarria, per aiutare i pellegrini a lasciare la città attraversando il fiume Celeiro. L’attuale fattura conserva molto di quella originale, tre archi semicircolari in muratura di granito e la parte superiore in lastre di ardesia, tra cui si annida un’enorme quantità di erba e vegetazione, che conferisce un tocco molto pittoresco ma ostacola la conservazione del monumento.

 

Puente de la Áspera hecho de piedra rodeado de montePonte da Áspera (Fotografia ceduta da Miguel Pereiro su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Il ponte ci porta ad un sentiero di terra un poco pietroso che corre lungo la ferrovia. In circa 500 metri il sentiero attraversa le rotaie, cosa che ci obbligherà a scendere dalla bici.

Dopo aver attraversato le rotaie del treno ci troveremo immersi in una enorme carballeira carballeira (bosco di querce), dove dovremo affrontare la salita più impegnativa di tutta la giornata: una rampa di 600 metri con una pendenza media del 10{f83b22b844ac07a43a3f1ef6a8e10c29cb09ae7d9fbb052eb44ad624a4f02ada}, di terra con pietre sciolte. Le grandi radici degli alberi, che escono dalla terra reclamando spazio, renderanno più difficoltoso il nostro cammino. Se ha piovuto la salita diverrà ancora più complessa, a causa delle pozzanghere e del fondo che diventa fangoso.

Dopo una vertiginosa curva finale gli alberi scompaiono e possiamo tornare a vedere il cielo sopra le nostre teste, nascosto prima dalle grandi chiome delle querce. Passiamo su un sentiero di terra tra i pascoli, su cui arriviamo a As Paredes e a Vilei (km 3,7). A Vilei troveremo tutti i servizi, quindi può essere un buon posto per tutti coloro che, non avendo ancora messo niente sotto i denti, vogliono fare una buona colazione. Sicuramente la rampa iniziale ha stimolato l’appetito!

Usciamo da Vilei su una pista asfaltata in leggera pendenza verticale che, in 450 metri gira a destra ad angolo praticamente retto. In questo punto si trova un sentierino che ci porta alla chiesa di Santiago de Barbadelo, dichiarata Bene di Interesse Culturale.

La chiesa di Santiago è un esempio di romanico tra i grandi boschi e le aree a pascolo. Forma parte dell’immenso patrimonio romanico rurale che possiede la Galizia. Di fatto, la maggior concentrazione di architettura romanica di tutta europa si trova molto vicino a dove ci troviamo adesso, nella Ribeira Sacra. Per comprendere perché si trova precisamente qui, dobbiamo risalire al S. VII, quando molti monaci si stabilirono tra le anse del Miño e Sil in cerca di una vita ascetica e contemplativa in un ambiente naturale inespugnabile. Formarono comunità che crebbero e, durante il periodo d’oro del romanico nei S. XII e XII, costruirono enormi monasteri e chiese che ancora oggi stupiscono i visitatori.

 

Ermita situada en la Ribeira Sacra entre los cañones del río SilEremo nella Ribeira Sacra, nel Cañón del Sil (Fotografia ceduta da Óscar su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Durante la tappa di oggi avremo l’opportunità di vedere sufficienti esempi di architettura romanica che, come questa chiesa di Barbadelo, hanno resistito impassibili al passare dei secoli, nonostante l’evoluzione storica e la poca attenzione alla loro conservazione minacciassero – e continua ad essere così – di distruggere molte di esse.

Originariamente la chiesa di Barbadelo formava parte di un monastero dipendente da Samos, di cui oggi rimangono solo delle rovine. La chiesa sorse nel S. XII ma non è arrivata fino a noi nella sua forma originale, visto che nel S. XVIII fu modificato l’abside. Del tempio spicca la torre – che alcuni ritengono avesse la funzione di faro per i pellegrini, e soprattutto la sua curiosa iconografia.

Delle sue origini romaniche ciò che meglio si conserva è il muro nord e la facciata occidentale – quella principale – che continuano a mostrare la decorazione originale incisa sui capitelli e gli elementi costruttivi. Richiama l’attenzione il carattere esoterico di alcune delle sue rappresentazioni, molte in relazione con i bestiari medievali.

Nel Medio Evo esistevano una serie di esseri antropomorfi o fantastici, carichi di significati negativi e che si relazionavano con la parte più oscura dell’essere umano, con le bassezze terrene. Tutti insieme formavano il bestiario, che includeva basilischi, centauri e dragoni. Nelle chiese spesso venivano utilizzati come “recordatorio” -o meglio minaccia – di quanto sia importante seguire il cammino di Dio durante la vita per essere poi ricompensati con il paradiso. Per questo in questa chiesa di Santiago vediamo, per esempio, un dragone sul capitello della porta nord e nella facciata principale. I dragoni erano i più riconoscibili nemici del Bene e in quell’epoca non li immaginavano esattamente come oggi, ma avevano il corpo simile a quello di un serpente – animale per parte sua relazionato al peccato.

Bisogna tener conto che, anche se oggi vediamo queste immagini e le consideriamo una rappresentazione del male, per la società medievale questi animali esistevano veramente. Molti apparivano nella Bibbia, il libro che per loro rappresentava tutta la Verità – con lettera maiuscola – e altri si diceva che esistessero ma che abitassero in terre lontane d’Oriente. Erano una minaccia reale con cui ritenevano di poter arrivare a scontrarsi, da qui che l’iconografia tanto efficace per controllare la vita sociale della gente dei campi da parte della Chiesa.

Ci sono anche animali o bestie considerati protettori, come l’aquila e il leone, che erano relazionati alla forza e alla nobiltà. Questi animali venivano anch’essi incisi all’entrata dei templi, come guardiani, avvisando che si stava passando da un luogo profano a uno sacro. Sulla facciata nord della chiesa di Barbadelo, affrontando i dragoni, troviamo un fiero leone.

 

Portada norte de la iglesia de Santiago de BarbadeloFacciata nord della chiesa di Santiago di Barbadelo (Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martínez su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

TRA GLI HÓRREOS RAGGIUNGIAMO IL KM GIACOBINO NUMERO 100

 

Dopo questa curiosa visita proseguiamo il nostro cammino, su una pista asfaltata che ci porta a Rente in meno di 1 km e, in pochi metri, attraversa la LU-5709 nel Mercado da Serra, dove sulla strada si trova un’osteria. Il nome del paese deriva da una grande fiera commerciale che si teneva qui nel Medio Evo, di cui si narra che venissero osti fin da Santiago per comprare e vendere prodotti.

Dopo aver attraversato la strada proseguiamo su un cammino di terra tra gli alberi e, dopo aver girato a sinistra, ci troviamo su un precario attraversamento di un torrente. Alcune lastre furono collocate lì perchè i viandanti potessero passare sopra l’acqua, ma a noi risulterà difficile passare senza bagnarci, soprattutto nel periodo della pioggia, quando il terreno diventa fangoso!

In mezzo km incrociamo un’altra strada, questa volta la LU-633 e su di una pista asfaltata che prosegue dritto passiamo per A Pena (km 8,5) e quindi per Peruscallo (km 9,2). In questa zona ci sono molti hórreos lungo la strada, costruzioni che di solito attirano molto l’attenzione degli stranieri.

L’hórreo è una struttura per lo stoccaggio, elevata dal suolo, concepita per conservare il grano. In Galizia iniziarono a ricoprire un ruolo importante a partire dalla scoperta dell’America, quando arrivarono due alimenti che rivoluzionarono la vita dei contadini: le patate e il mais. Questi alimenti possono resistere molto tempo prima di essere consumati, ma è necessario che stiano in un luogo adeguato, non eccessivamente umido, ventilato e al riparo da animali e roditori. Le case rurali galiziane non avevano un posto con queste caratteristiche e per questo vennero costruiti gli hórreos.

 

Hórreo en una puesta de sol con el cielo rojoHórreo (Fotografia ceduta da Javier Pais su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Gli hórreos constano sempre di tre parti. Le gambe (pés piedi, in galiziano) elevano una cassa superiore dove si custodiscono gli alimenti, per evitare l’umidità del suolo. La cassa non è chiusa, anzi normalmente ha delle griglie perché passi l’aria e ci sia ventilazione all’interno. Il pezzo rotondo che sta tra i piedi e la cassa, come un grande disco di pietra, si chiama tornarratos. Tradotto sarebbe “topo al contrario”, un nome che spiega chiaramente la sua funzione. Per arrivare alla cassa e prendere il cibo si utilizzavano delle scale ausiliarie o senza fine, per evitare così che i topi potessero arrivare al cibo.

La costruzione degli hórreos divenne sempre più importante a partire dal S. XVI e intorno ad essi finì per svilupparsi un vero e proprio simbolismo sociale. Il ragionamento è molto semplice: se c’è un posto che serve per conservare il cibo, quanto più è grande e curato, più facilmente la gente saprà che appartiene a qualcuno ricco e che ha molte riserve di cibo – con la sottigliezza che questa persona ricca non aveva bisogno di dirlo, semplicemente diventava un dato di fatto. Lo stesso accadeva con i camini, il cui numero in una casa dava l’idea di quante camere godessero di riscaldamento, e per questo erano merlati e decorati nella loro parte superiore per richiamare maggiormente l’attenzione. Gli hórreos, da parte loro, passarono da essere di legno ad essere di granito, ad essere decorati con la croce cristiana e in molti casi ad essere enormi. Generalmente i più grandi erano dei nobili o appartenevano ai monasteri. In Galizia ce ne sono di oltre 35 m di lunghezza!

 

Hórreo de piedra de Carnota, uno de los más largos de GaliciaHórreo di Carnota, uno dei più lunghi di Galizia (Fotografia ceduta da juantiagues su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Inoltre, secondo la cultura e la climatologia delle diverse zone della Galizia, gli hórreos presero forme differenti. Nella zona degli Ancares e Courel sono rotondi, di legno e con il tetto di paglia, come le pallozas. Nel resto della Galizia ce ne sono con forma di L, con una mescola di pietra e legno, con coppie o trio dipiedi, ecc. Nel nostro cammino vedremo molte forme di hórreo differenti, per questo Tournride vi raccomanda di guardarvi bene intorno per scoprire questa curiosa forma di architettura popolare tipicamente galiziana.Anche in Asturia e in parti del nord del Portogallo si trovano hórreos, ma la località dove soprattutto si concentrano è senza dubbio la Galizia.

All’uscita di Peruscallo ci addentriamo in una corredoira che, dopo alcuni metri, si restringe fino a diventare un sentiero che passa vicino a un ruscello. In alcuni punti il fondo è pietroso e in altri è di terra, ma in generale è molto stretto. In momenti in cui c’è molta affluenza di pellegrini passare per questa via può diventare eterno, dato che dovremo continuamente chiedere strada oppure fermarci. Per questo Tournride vi propone nella nostra mappa della tappa un’alternativa Potete deviare a sinistra prima di entrare a Peruscallo e percorrere tutto questo tratto su una pista asfaltata e di terra un po’ più a sud, tornando sulla via giacobina ad A Brea. Se andiamo in questa direzione, inoltre, potremo visitare due templi romanici piuttosto ben conservati: la chiesa di Santa María de Belante e quella di San Miguel de Biville.

 

Iglesia de San Miguel de BivilleChiesa di San Miguel de Biville (Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martínez su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Se prendiamo la via giacobina vera e propria passeremo per Lavandeira e proseguiremo alternando tratti di corredoiras con camminamenti paralleli al torrente fino ad arrivare ad A Brea. In questa località vedremo una pietra miliare che indica che restano solamente 100 km a Santiago, ma si tratta di una falsa indicazione. La vera pietra miliare dei 100 km si trova un poco più avanti, su una pista asfaltata tra A Brea e Morgade. Questo punto è importante dal punto di vista simbolico perché a partire da qui la Chiesa considera che chi va a piedi o a cavallo ha compiuto un pellegrinaggio completo a Santiago e può ottenere la Compostela.

 

ATTRAVERSIAMO IL MUNICIPIO DI PARADELA: BEVIAMO DA FONTI DEMONIACHE, CONOSCIAMO IL VINO RIBEIRA SACRA E COMPRENDIAMO IL PAESAGGIO RURALE GALIZIANO

 

Dopo questo tratto di pista arriviamo a Morgade (km 12), dove si trova un piacevole bar che serve da mangiare. Un dipinto bianco con il Pelegrín -la mascotte del Xacobeo del 1993 – ci indica di uscire dalla località su un sentiero, accanto al quale si trova una fonte. Dice la leggenda che questa Fonte del Demonio o Fonte do Demonon dava acqua se chi si avvicinava era libero dal peccato, perché era comandata dal diavolo e dava da bere solo ai peccatori.

La corredoira su cui usciamo da Morgade si restringe ed è invasa in alcuni punti dal torrente, in cui troviamo lastre posizionate per aiutare il passaggio. Per i ciclisti è abbastanza difficoltoso, dovremo quindi portare pazienza e mettere i piedi a terra, se sarà necessario.

Questo difficoltoso tratto è breve, circa 800 metri, dopo cui arriviamo a Ferreiros (km 13,1). Questa località si chiama così perché anticamente ospitava diverse ferrerías (botteghe dei fabbri) in cui gli artigiani sistemavano i ferri dei cavalli e riparavano anche le calzature dei pellegrini. Questa cittadina rappresenta il confine tra il municipio di Sarria e quello di Paradela.

Il municipio di Paradela corre lungo la sponda orientale del Miño. Noi proseguiremo circa 9 km in più in direzione ovest, fino a raggiungere la riva de fiume e lo attraversiamo entrando nel municipio di Chantada per Portomarín.

Queste due aree accanto al Miño formano parte della Ribeira Sacra (“riva sacra”), la zona in cui, come abbiamo già detto, si stabilirono diverse comunità di monaci e in cui si trova la maggiore concentrazione di architettura romanica di tutta Europa. Quando arrivarono qui, i monaci iniziarono a produrre vino in terrazzamenti ricavati nel fianco della vallata del fiume, come già facevano i romani. Questo vino continua ad essere prodotto sotto la Denominazione di Origine Ribeira Sacra e i suoi produttori sono noti come i “viticoltori eroici” per la durezza della coltivazione e del raccolto in pendenze superiori al 60{f83b22b844ac07a43a3f1ef6a8e10c29cb09ae7d9fbb052eb44ad624a4f02ada}.

 

Viñedos situados en los cañones de la Ribeira SacraVigneti nella vallata della Ribeira Sacra (Fotografia ceduta da Santi Villamarín su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Avremo l’opportunità di vedere queste vallate da Portomarín, ma per ora dobbiamo uscire da Ferreiros su una pista asfaltata di 300 m in forte discesa. Arriviamo così alla iglesia de Santa María de Ferreiroschiesa di Santa Maria di Ferreiros, un semplice ma ben conservato tempio romanico che fu spostato pietra a pietra da una località vicina per collocarlo sulla via del Cammino Francese, perché si voleva fungesse da ricovero per i pellegrini. La torre campanaria è successiva, barocca.

Per arrivare alla chiesa bisogna percorrere un piccolo sentiero in mezzo al cimitero del paese. In Galizia è normale trovare il cimitero accanto alla chiesa, in ambito rurale. Questa configurazione è un’eredità medievale, quando la chiesa era un punto di ritrovo molto importante e, dopo la messa, la gente rimaneva nei dintorni della chiesa per onorare i morti e curare le loro tombe – più avanti nacquero le osterie e i costumi popolari cambiarono abbastanza!

 

Entrada de la iglesia de Santa María de FerreirósEntrata della chiesa di Santa Maria di Ferreiros (Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martínez su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Dopo aver passato la chiesa, le frecce gialle indicano la deviazione verso un sentiero di terra pietrosa, che scende un po’ bruscamente per poi tornare a salire fino ad A Pena. Sulla pista asfaltata su cui stiamo andando possiamo anche arrivare al paese e il fondo è migliore.

Arrivati ad A Pena (km 14) proseguiamo sulla pista asfaltata fino ad As Rozas (14,5), dove la pista si perde verso sud e alcune pietre miliari con frecce gialle ci indicano di prendere una corredoira tra gli alberi.

La corredoira di 1,5 km che va da As Rozas a Moimentos è impraticabile in periodi piovosi. Il terreno diventa un pantano da cui affiorano pietre di grandi dimensioni. Chi va a piedi la evita, passando per un cammino in un prato poco più in alto, ma per noi è più difficile evitarla. Per questo Tournride vi propone, in caso abbia piovuto, di proseguire dritto scendendo per la strada asfaltata e di girare alla prima deviazione a destra, per arrivare a Moimentos sulla LU-4203.

Da Moimentos (km 16) fino a Vilachá prenderemo sentieri che alternano continuamente terra, ghiaia e asfalto in un tracciato di lieve discesa, con alcuni salti. Passeremo per Mercadoiro (km 16,8), A Parrocha (km 18,7) e, infine, per Vilachá (km 20).

Percorrendo questo tratto potremo apprezzare la grande quantità di piccoli appezzamenti attraverso cui passeremo, molti dedicati ai boschi, altri al pascolo e alcuni coltivati come orti. Sono divisi da bassi muri di pietra o addirittura solo da alcuni pali infissi nel terreno, che in Galizia si chiamano marcos –anche se questo metodo è il meno utilizzato perchè era tradizionalmente oggetto di litigio tra i confinanti, visto che i pali si muovevano “da soli” di notte, facendo perdere terreno ad un proprietario in favore di quello accanto-. Questi piccoli appezzamenti non hanno nulla a che vedere con le grandi distese di cereali che abbiamo incontrato in Castiglia o con le grandi piantagioni di verdure e vigneti della Navarra e della Rioja.

Questa divisione del terreno indica un’altra delle caratteristiche sociali galiziane: il minifondismo agrario. Tradizionalmente in Galizia esisteva – ed esiste tutt’ora – un grande attaccamento alla terra, che era divisa tra tutti i figli alla morte del proprietario, invece di essere ereditata solo dal primogenito come accadeva in altre parti di Spagna. Se a questo si aggiunge la dispersione della popolazione, riflessa nella quantità di cittadine per cui stiamo passando, si comprende il mosaico di piccole parcelle che abbiamo davanti.

Questa frammentazione complica la meccanizzazione delle attività agrarie, impedendo l’industrializzazione, ma favorendo una tipologia di agricoltura molto più sostenibile a livello ambientale e sociale. Si cura molto di più la terra e il prodotto è meno esposto a elementi contaminanti.

 

Vaca de la raza "Rubia gallega" pastando en el campoVacca di razza “rubia gallega” (Fotografia ceduta da IES Manuel García Barros su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Comunque, ci saremo ormai resi conto del fatto che ciò che vediamo maggiormente in questa zona non sono orti, ma tranquille mucche che pascolano e che ci guardano passare, dai loro tranquilli prati. Anticamente l’allevamento era un complemento all’agricoltura -le mucche erano utilizzate per tirare i carri o per il concime-, ma poco a poco divenne un’attività più redditizia e finì per spodestare l’agricoltura. Le due razze che incontreremo maggiormente sono la “frisona”, mucche da latte bianche e nere, e la “rubia gallega”, la cui carne è commercializzata sotto l’Indicazione Geografica Protetta di “Ternera gallega”.

Arrivati a questo punto ci troveremo a Vilachá (km 20), da dove inizieremo una discesa piuttosto brusca su asfalto che finisce per lasciarci sulla riva del Miño. Un ponte attraversa il suo corso e, sulla riva opposta, vediamo la città di Portomarín, incastonata ad una quota più alta nel lato della vallata di questo fiume che è, senza dubbio, il fiume galiziano per eccellenza.

 

Miliario que marca los kilómetros para acabar el Camino de Santiado situado en PortomarínPietra miliare a Portomarín (Fotografia ceduta da David Hunkins su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

 

DA PORTOMARÍN A CASTROMAIOR, O CHE E’ LO STESSO, DA GRANDI OPERE DI INGEGNERIA DEL S. XX ALL’ARCHITETTURA CASTREÑA DEL S. VI A.C.

 

Il fiume Miño è il più lungo della Galizia e, dalla sua unione con il Sil fino alla sua foce sull’ Atlantico, il più abbondante. La grande estensione di km su cui scorre ha reso necessario attraversarlo fin da quando iniziarono i pellegrinaggi.

La necessità di superare il suo corso portò già nel S. II d. C. i romani a costruire un primo ponte nel punto in cui si trova ai giorni nostri. Quando iniziò il pellegrinaggio verso Santiago, Donna Urraca nel S. XI ordinò di costruire un ponte più grande nello stesso posto, per aiutare i viandanti giacobini.

Questo ponte sopravvisse al passaggio dei secoli fino a che un giorno nel 1963, Franco ordinò di costruire quello che ancora oggi è il più grande bacino della Galizia: la diga di Belesar, da cui si ottiene una grande quantità di energia idroelettrica. Un muro di cemento di 135 metri d’altezza e 350 m di lunghezza fermò il flusso Miño 32 km a sud di Portomarín, creando un gigantesco invaso che sommerse tutto ciò che prima si trovava sulla riva del fiume. Castri della cultura pre-romanica, vigneti, mulini, cantine e cittadine intere riposano ora sotto le acque del Miño.

 

Vista panorámica del embalse de BelesarDiga di Belesar ((Fotografia ceduta da El Jim su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

A Portomarín, che in quel momento era una città con un importante patrimonio medievale sulle rive del fiume, gli abitanti decisero di spostarsi più in alto sulla riva ovest, portando con loro – pietra a pietra, marcate con pazienza – i loro monumenti più importanti. Questa è la Portomarín che vediamo al giorno d’oggi, che dopo aver attraversato il moderno ponte ci accoglie con un arco su cui si trovano installate delle scale, che altro non è che una parte dell’antico ponte medievale. In certi giorni, però, possiamo anche vedere l’antica Portomarín, sotto forma di strutture di pietra che affiorano dall’acqua reclamando la loro originale posizione, che fu loro sottratta.

Foto de la antigua villa de Portomarín antes de ser trasladada de lugarL’antica città di Portomarín prima di essere spostata ((Fotografia ceduta da MPereiro su Flickr sotto le seguenti condizioni)

Nella parte superiore del paese troviamo la chiesa di San Nicolás, un tempio romanico promosso dall’ordine di San Juan, cavalieri armati che proteggevano i pellegrini. E’ uno dei monumenti romanici più importanti della Galizia, con una configurazione molto particolare per l’altezza dei suoi grossi muri con merli nella parte superiore; una robustezza che contrasta con la delicatezza delle sculture sulla facciata e l’imponente rosone.

In un primo momento il tempio si trovava vicino al ponte antico, nella Portomarín originale. Da qui l’aspetto da fortezza militare, si trattava di un punto di incontro di un ordine che difendeva il ponte e i pellegrini. Quando il paese fu inondato a causa della costruzione della diga, le pietre furono marcate con segni rossi e una per una furono spostate nella parte alta del paese, e fu intrapreso anche un restauro della chiesa. Ancora oggi è possibile vedere i segni rossi sulle pietre, insieme a quelli degli scalpelli che le intagliarono nel S. XII.

 

Entrada de la iglesia de San NicolásChiesa di San Nicolás (Fotografia ceduta da HombreDHojalata su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Dopo la visita a Portomarín, abbandoniamo il paese per la stessa Avda. Chantada su cui siamo arrivati. La strada devia verso destra, ma un segnale giacobino verticale ci indica di attraversare il ponte sul fiume per addentrarci in una pista che torna ad attraversare la strada in 2 km. In questo tratto il fondo è molto irregolare, con molti salti e pietre sciolte, quindi è opportuno valutare la possibilità di prendere direttamente la LU-633 senza attraversare il fiume.

Dall’unione del sentiero e della strada – 2 km dopo essere usciti da Portomarín- fino a Hospital da Cruz (km 34), il cammino pedonale corre parallelo alla LU-633 sotto forma di sentiero di terra. In 3 km arriviamo a Toxibó (km 27) e in altri tre a Gonzar (km 30), dove possiamo vedere la chiesa di Santa Maria di Gonzar, di stile barocco. Sull’altare maggiore della chiesa si trova la tomba di una donna che, secondo la leggenda locale, passò quasi trent’anni senza mangiare.

Dopo aver passato Gonzar, la via giacobina di allontana dalla strada per dirigersi verso Castromaior. Consigliamo di seguire il tracciato tradizionale, dato che dopo aver passato il paese passeremo per una località molto speciale del Cammino Francese, uno dei castri meglio conservati di Galizia.

Per una pista di asfalto e terra scura inizieremo a prendere quota e in 600 metri raggiungiamo la collina di Castromaior. Per una pista di asfalto e terra scura inizieremo a prendere quota e in 600 metri raggiungiamo la collina di Castromaior. Alla nostra destra abbiamo una vista impressionante dei dintorni e alla nostra sinistra uno dei siti archeologici più importanti della penisola iberica, che fu abitato dal S. VI a. C. al S. I d. C. Aveva una configurazione urbana piuttosto complessa, con un recinto circolare con mura, sulla cima della collina. Intorno, su piattaforme delimitate con mura e fossi, c’era un altro nucleo di insediamento. Dato che non fu costruito nulla in questo punto dal suo abbandono, tutto rimase sepolto, piuttosto ben conservato, nella collina.

 

Vistas desde el castro de Castro MaiorVista dal castro di Castro Maior (Fotografia ceduta da bulb_socket su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Nonostante durante molti secoli si pensasse che l’arrivo dei romani in Galizia avesse significato la fine violenta e improvvisa della cultura celtica che si trovava in questo territorio – massima espressione di questa oppressione la mitica battaglia di Monte Medulio, con il suicidio degli ultimi guerrieri galiziani prima di arrendersi al conquistatore -, la realtà archeologica dimostra che quando i romani arrivarono nel II a. C., si verificò una sinergia culturale, come anche un sincretismo religioso. Questo insediamento fu abitato durante più di due secoli dopo la conquista e ce ne furono altri che furono abitati fino al S. III o IV d. C, e per questo si conservò la forma di vita precedente all’invasione romana.

La discesa dalla collina ci lascia di nuovo sulla LU-633 e, in solo 1,5 km arriviamo a Hospital da Cruz. Chiamato così perché anticamente ospitava un punto di attenzione al pellegrino, oggi si trova all’incrocio con la N-540, che dobbiamo attraversare con un cavalcavia.

 

IMPARIAMO IL SIGNIFICATO NASCOSTO DEI CRUCEIROS E ARRIVIAMO A PALAS DE REI

 

Durante i prossimi 11 km, da Hospital da Cruz ad A Brea, dove si attraversa la N-547, transiteremo permanentemente su una pista asfaltata con poco traffico, in cui i pellegrini a piedi hanno il loro spazio su un marciapiede a bordo strada. Il tracciato continuerà ad essere in salita, come da Portomarín, fino a Vendas de Narón. A partire da lì, sarà una discesa con salti.

Dopo aver attraversato la N-540 affrontiamo un ultimo tratto asfaltato e arriviamo a Vendas de Narón (km 35,3), da cui iniziamo a scendere per raggiungere A Prebisa (km 37,3). Dopo aver passato A Prebisa vediamo sulla sinistra della strada un muretto con degli scalini e, nella parte superiore, il cruceiro più famoso del Cammino Francese: il cruceiro di Lameiro.

 

Estatua de piedra del crucero de LameiroCruceiro di Lameiro (Fotografia ceduta da Fresco Tours su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Il cruceiro è, insieme all’hórreo, una delle espressioni dell’architetura popolare più tipica della Galizia. La sua origine risale all’epoca pre-romanica, a quella cultura castreña que era politeísta y habitaba en poblados como el que acabamos de pasar en Castromaior. Per la cultura castreña i sentieri e i loro incroci erano punti molto importanti. Credevano che, da morti, le anime vagassero per i sentieri e che, ai crocevia, ci fossero una serie di dei che potevano “comprarle”. Per questo, i familiari dei defunti realizzavano sugli incroci dei sentieri una serie di rituali, lasciando anche offerte agli dei. A volte queste offerte erano pietre, che davano origine ai cosiddetti milladoiros -cumuli di pietre-, come quello che abbiamo visto alla Cruz de Ferro di Foncebadón.

Quando i romani conquistarono questo territorio, si produsse un sincretismo che fuse le divinità di entrambe le culture. I rituali ai crocevia continuarono ma invece di chiedere la protezione di Lugh (celta) si parlava con Mercurio (romano). Inoltre, i romani vedevano i crocevia come simboli dell’ordine (logos) dentro la natura, vista come caos; per questo erano simbolicamente importanti. Per questo, su molte pietre miliari romane trovate lungo quella che era la Gallaecia ci sono tante iscrizioni dedicate a queste divinità del cammino, chiamate lares viales. Di fatto, dei 36 miliari che sono stati trovati con epigrafi di lares viales in tutto il territorio dell’Impero Romano, 28 furono rinvenuti in questa zona. Quasi il 77{f83b22b844ac07a43a3f1ef6a8e10c29cb09ae7d9fbb052eb44ad624a4f02ada}!

 

Cruceiro de O Hío de estilo barroco, uno de los más famosos de GaliciaCruceiro de O Hío, di stile barocco e uno dei più famosi di Galizia (Fotografia ceduta da Jose Luis Cernadas Iglesias su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

 

Quando si instauró il cristianesimo come religione ufficiale le tradizioni che si erano tramandate nei secoli non cambiarono dalla sera alla mattina -la Storia ha dimostrato che la tradizione non si cambia per decreto!-. Con grande costernazione della Chiesa, la gente continuò ad andare ai crocevia a svolgere i propri rituali “pagani”. C’erano solo due opzioni, proibire e castigare o, come avvenne, adottare una soluzione che al giorno d’oggi può ricordare la formulazione contraria del gattopardismo politico: “se vogliamo che tutto cambi, è necessario che non cambi nulla”. I punti pagani vennero cristianizzati con una croce e i rituali continuarono ad essere permessi, ma poco a poco non si invocavano più Mercurio o i suoi figli, ma si pregava la Vergine o Gesù.

Oggi si stima che in Galizia ci siano più di 12000cruceiros. Generalmente sono formati da una base, una colonna e una croce nella parte superiore. Molte volte sulla croce veniva incisa la figura di Gesù. Nei paesi di mare, si raffigura anche la Vergine che guarda il mare, perché è la patrona dei marinai.

Anche se la maggior parte dei cruceiros vanno dal S. XVIII al XX, ce ne sono alcuni del S. XIV e altri che costituscono vere e proprie opere d’arte, con molte rappresentazioni. Il cruceiro di Lameiros, che vediamo accanto ad A Prebisa, risale al 1670 e mostra Gesù crocifisso nella sua parte superiore. L’usura della pietra ha cancellato gran parte dei dettagli scultorei, ma dall’altra parte della croce, sicuramente c’era o la Vergine o una rappresentazione della maternità. Alla base c’erano elementi scolpiti della Passione di Cristo: tenaglie, chiodi, una scala, la corona di spine e, infine, un teschio con ossa che rappresenta l’eterno trionfo sulla morte. Accanto al cruceiro c’è un antico cimitero per pellegrini.

Dopo aver superato la croce arriviamo a Ligonde (km 38,5), cittadina un poco più grande delle precedenti. Poco dopo la pista asfaltata compie una doppia curva un poco brusca e le frecce gialle indicano di tagliare per un percorso interno alla curva. Questa scorciatoia è una ripida rampa lunga 100 m e piuttosto irregolare. Tournride vi raccomanda di prendere la strada, se ha piovuto.

Dopo la curva attraversiamo un torrente e arriviamo ad Airexe (km 39,4) e, per la stessa pista, a Portos (km 41). Entriamo così nel municipio di Palas de Rei, dove proseguiremo verso Lestedo (km 42), Os Valos (42,6) ed A Brea (km 44). Ad A Brea si attraversa la N-547, che passa per Palas de Rei. Il cammino giacobino scorre per poco più di 1 km su un sentiero sull’argine sinistro della strada e poi devia per entrare a Palas più a sud, lungo un sentiero di ciottoli accidentato per i ciclisti, che più avanti diventa ghiaia.

A Palas de Rei (km 47) possiamo decidere di fermarci un’ultima volta prima di intraprendere gli ultimi 13 km fino a Melide. Questa località fu l’ultima fermata che Aymeric Picaud inserì nel suo Códice Calixtino prima di arrivare a Santiago e si dice che il suo nome provenga dall’epoca dei visigoti, visto che il “palazzo del re” visigoto Witiza si trovava qui. Con l’arrivo della peregrinazione giacobina il paese iniziò a diventare sempre più importante e nel Medio Evo divenne punto di riferimento per la nobiltà, che costruì grandi fortezze e pazos (palazzi) in questa zona.

 

Castillo de Pambre situado en Palas de ReiCastello di Pambre, a Palas de Rei (Fotografia ceduta da amaianos su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Di fatto, nei dintorni di Palas de Rei si trova il castello di Pambre, uno dei pochi castelli che sopravvisse alla Revuelta Irmandiña del 1467 in cui i contadini galiziani si sollevarono contro i loro signori e distrussero i loro castelli. Fu costruito nel S. XIV e una delle sue funzioni era quella di punto di sicurezza per il Cammino di Santiago. Ospita un’enorme torre di tributo di tre piani, circondata da una grande muraglia con quattro torri ai lati. Anche se stava per andare in rovina, negli ultimi anni furono fatti grandi investimenti per restaurarla e oggi si può visitare – anche se l’orario di visita  varia secondo la stagione-. Andando in bici arriveremo in mezz’ora (8,5 km) al castello, su un tracciato favorevole. Sulla mappa della tappa indichiamo dove si trova il castello.

Anche a Palas si trova un altro grande esempio di architettura romanica, che si aggiunge alla lunga lista di ciò che abbiamo potutto vedere oggi, la chiesa di Vilar de Donas. Si dice che doveva far parte di un insieme monastico fondato da donne e che successivamente fu legato maggiormente all’Ordine di Santiago. Alcuni dei suoi più importanti cavalieri sono sepolti qui.

 

 

Iglesia de Vilar de Donas Chiesa di Vilar de Donas (Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martínez su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

Usciamo da Palas su un cammino di scomodo acciottolato, che probabilmente ci obbligherà a sollevarci dal sellino per salvaguardare la seduta. Dopo aver attraversato la N-547 su un passo pedonale proseguiamo su una pista asfaltata vicina alla strada, che ritorna sulla strada dopo pochi metri. Da lì, il cammino pedonale passa su un marciapiede asfaltato vicino alla strada che devia poco dopo per entrare nel paese di Carballal. All’uscita, i segnali giacobini indicano l’incrocio della strada nazionale per prendere un sentiero di ghiaia sull’argine sinistro, che dopo pochi metri lascia la strada nazionale per addentrarsi nel bosco.

Se da Carballal proseguiamo sulla N-547, arriviamo direttamente a O Coto (km 55,5), limite provinciale tra Lugo e Coruña. In caso che abbia piovuto ci eviteremo un tratto che può essere abbastanza complicato grazie al fondo fangoso o di pietra naturale (piuttosto scivolosa), ma che è uno dei più belli della tappa.

 

Iglesia de San Xulián do Camiño

Chiesa di San Xulián do Camiño (Fotografia ceduta da Fresco Tours su Flickr sotto le seguenti condizioni)

 

I sentieri portano prima a San Xulián do Camiño (km 50), da cui si può vedere una chiesa romanica di una sola navata e con un grande abside semicircolare senza divisioni. Su asfalto si attraversa il fiume Pambre e si entra a Pontecampaña (km 51), da dove inizia un piacevole tratto in cui corriamo su sentieri tra gli alberi e punti su roccia naturale, che dobbiamo affrontare con pazienza già che può succedere di dover scendere dalla bici per evitare di cadere.

Si arriva a Casanova (km 52) e poco dopo a Porto de Bois, dove la pista si unisce alla piccola strada LU-4001 per arrivare ad O Coto, da cui passa anche la N-547. In questo punto cambiamo provincia per entrare nell’ultima che visiteremo nel Cammino di Santiago, quella di A Coruña.

Il sentiero pedonale torna ad allontanarsi dalla strada nazionale per passare per Leboreiro, paese che viene citato nel Códice Calixtino con el nome di Campus Leporaruis (“monte delle lepri”). Ha una grande tradizione giacobina e nel S. XII aveva un ospedale per pellegrini. Del suo centro, richiamano l’attenzione la chiesa, dedicata a X, e il cabazo che si trova proprio di fronte.

Un cabazo è un hórreo -a seconda della zona della Galicia gli hórreos hanno nomi diversi, come piorno, cabana o paneira– di tipologia meno elaborata. Dato che venivano fatti in vimini e paglia, non ne rimangono molti esemplari antichi e questo – anche se restaurato- è un’eccezione.

 

Iglesia de Santa María en LeboreiroChiesa di Santa María a Leboreiro  ((Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martinez su Flickr sotto le seguenti condizioni)

La chiesa di Santa María di Leboreiro è in stile romanico-gotico. Sulla facciata principale si trova una statua della Vergine con in braccio il Bambino, relazionata ad una leggenda locale. Si dice che la scultura della Vergine custodita dentro il tempio fu trovata per un miracolo in una fonte lì vicino, e che per conservarla fu quindi costruita la chiesa. Ogni notte, la scultura si spostava e tornava alla fonte dove era stata trovata, fino a che uno scultore locale non intagliò questa immagine sul timpano della porta e da quel momento la scultura della Vergine rimase per sempre al suo posto. Se avete l’opportunità di entrare nella chiesa, Tournride vi consiglia di farlo, dato che oltre alla statua potrete vedere gli impressionanti affreschi che restano sul muro a nord.

Dopo essere usciti da Leboreiro si passa per Disicabo per poi addentrarsi nel poligono industriale di Melide, dove hanno cercato di rendere più gradevole il percorso ai pellegrini creando un parco con alberi in loro onore – anche se l’aspetto continua a non essere idilliaco-.

Dopo aver attraversato il poligono, la strada e il sentiero pedonale tornano a separarsi per portarci a visitare l’ultima località di questa tappa, la pittoresca cittadina di Furelos (km 58,5) sulla riva dell’omonimo fiume. Il cammino fino a lì segue il monte che, come nei tratti precedenti, sarà un vero e proprio pantano se quel giorno ha piovuto.

L’entrata a Furelos è attraverso un ponte medievale a gobba d’asino, con quattro grandi archi. E’ il più grande e il meglio conservato del Medioevo nel Cammino Francese in Galizia. Dopo averlo attraversato si percorre il paese sulla sua via principale lastricata, che passa accanto ad una chiesa dedicata a San Juan. Anche se la sua origine è medievale, si vede chiaramente che ha diverse aggiunte posteriori.

Dopo aver passato Furelos manca poco per arrivare al nostro fine tappa. Dobbiamo solo seguire una pista in cui si alternano ghiaia e asfalto per arrivare a Melide, luogo in cui potremo goderci una buona razione di pulpo á feira e riposare in vista della grande emozione che ci attende domani: l’arrivo a Santiago de Compostela.

 

Puente medieval de piedra en FurelosPonte medievale Furelos (Fotografia ceduta da José Antonio Gil Martínez su Flickr sotto le seguenti condizioni)